Gli italiani mostrano una grande attenzione al cibo, agli ingredienti, alla provenienza, alla filiera, e sono anche disposti a spendere più tempo e denaro per capire meglio quello che mangiano e a scegliere prodotti più rassicuranti.
Vogliono trasparenza, sostenibilità, benessere ma anche sperimentazione.
Attenzione: il target più giovane, i cosiddetti Millennials, mostra questo comportamento in modo ancora più evidente, scegliendo preferibilmente marche “trasparenti”, oltre che “sostenibili” e dalla filiera controllata e certificata.
Sebbene il prezzo, il gusto e la comodità siano ancora considerati fattori importanti per le scelte d’acquisto, questa fascia di popolazione è sempre più esigente e attenta a valori come la tracciabilità, l’autenticità e la sostenibilità, che hanno già un effetto sulle scelte che fanno le aziende alimentari di tutto il mondo sui loro prodotti e la loro comunicazione.
È quindi, essenziale esporre chiaramente le informazioni sui prodotti in assortimento nel negozio, e non solo quelle organolettiche, quasi per assolvere un adempimento burocratico! Privilegiate le storie di prodotti e marchi più interessanti, meglio se locali, in modo da stimolare la curiosità, la voglia di provare, la sicurezza, anche, di comprare cose buone e di qualità selezionate da un negoziante esperto e appassionato. Queste sensazioni di chiarezza e affidabilità poi si rifletteranno sul negozio, che nel tempo diventerà punto di riferimento perché luogo dove si può fare la spesa con la tranquillità di trovare solo cose selezionate e buone, con fiducia.
La regionalità è indice di qualità in un prodotto alimentare per il 46% degli italiani
Naturalmente, bisogna rendere visibili e comprensibili le scelte di assortimento e di filiera, cioè comunicarle, e su questo tema molti negozianti hanno tanta strada da fare. Avete identificato migliori produttori del territorio, quelli che garantiscono qualità e sicurezza dei prodotti? Fatelo sapere a tutti i vostri clienti, sempre, studiando, se necessario, quello che fanno insegne e aziende più strutturate: corner dedicati, confezioni particolari, etichette, locandine…
Eataly e Coop, per esempio, sulla comunicazione in negozio, sono da imitare: andate a guardare come comunicano ai loro clienti le particolarità di alcune marche, per stimolarli sulla bontà della filiera e la sostenibilità di alcune produzioni.

C’è anche una crescente curiosità culturale, nell’approfondire gli ingredienti che compongono i prodotti alimentari e nella sperimentazione di nuove ricette o prodotti, poiché essere competenti in materia alimentare è sempre più considerato un plus: i cuochi sono i nuovi sex symbol e i personaggi televisivi più popolari, e chi conosce caratteristiche e storie degli alimenti, dei vini, delle birre, è sicuramente visto come una persona interessante, che sa vivere bene.
In generale, l’alimentare è il settore di cui si parla di più e che si condivide di più nei social network, ed è il settore che aggrega di più: basta vedere gli eventi che nascono ogni dove sul cibo da strada, sui vini, sulla birra, sui cibi tipici locali, sul biologico, sul recupero di vecchie colture.
Il negozio alimentare ha diversi vantaggi competitivi da sfruttare per soddisfare queste nuove esigenze: la vicinanza fisica ai propri clienti, la relazione e la conversazione, la capacità di poter variare il proprio assortimento in modo semplice e veloce, secondo le scelte dell’imprenditore e le richieste della clientela.
Decidendo di privilegiare l’aspetto qualitativo dell’offerta del negozio, l’imprenditore può fare delle scelte autonome, andandosi a cercare i fornitori sulla base della trasparenza, della sostenibilità, della localizzazione, della specializzazione. Può farlo in modo immediato, e sfruttando le sue competenze nel settore alimentare.
La vicinanza con la propria clientela, la relazione che si sviluppa naturalmente nel negozio consentono di conoscere le esigenze della clientela, e di seguirle facendo in modo di rendere esplicito ai clienti l’assortimento, la provenienza, gli ingredienti, le motivazioni delle scelte fatte. E se avete introdotto in assortimento un nuovo prodotto per la richiesta di qualche cliente fatelo sapere a tutti (“grazie a Francesco Rossi per averci segnalato questa mozzarella di bufala).
Prendere l’iniziativa e “ascoltare” le esigenze dei clienti, condividere le informazioni sulle origini degli ingredienti e dei processi di produzione dei diversi prodotti in assortimento non solo facilita la scelta del cliente, ma aumenta la percezione di qualità dei prodotti offerti, bilancia i prezzi più alti con quelli degli altri canali di vendita, più forti sulle promozioni, come il discount, e fidelizza il cliente, che è sempre alla ricerca del benessere e della salute attraverso l’alimentazione, per se’ e per la propria famiglia.
Il negoziante, attraverso la sua esperienza, può anche aiutare il consumatore a sperimentare nuove ricette o nuovi prodotti, grazie al consiglio, al suggerimento, all’assaggio dei prodotti, anche, che è un elemento gradito e che non sempre si trova nelle insegne della grande distribuzione.
Naturalmente, non va dimenticata un’altra esigenza del consumatore moderno: spesso non ha tempo, perché in famiglia lavorano in due, per i ritmi di vita sempre più frenetici, soprattutto in città.
32 milioni di italiani utilizzano cibo pronto o semi-pronto (a prezzi più alti rispetto ai singoli ingredienti!)
In un prossimo articolo analizzeremo la differenza, valida anche nell’alimentare tra fare la spesa (ricerca di efficienza) e fare shopping (ricerca di esperienza). Sebbene il contesto “naturale” di un negoziante indipendente sia il secondo, non bisogna tralasciare le esigenze di spesa di chi ha poco tempo, altrimenti lasciamo ad altri una componente importante degli acquisti alimentari.
Per farlo bene, va sfruttata la propria location: il negozio di vicinato può consentire anche acquisti veloci (piatti pronti, vaschette, confezionato…) ai clienti che lavorano o vivono nel quartiere. Se poi il confezionamento è fatto dal negoziante stesso a partire dai prodotti freschi in assortimento e adeguatamente comunicato, quanti clienti preferiranno i prodotti confezionati industriali?